Michele Fina, giovane dirigente aquilano del PD,
dichiara all'Espresso di aver più volte denunciato ai vertici nazionali i metodi "dispendiosi" che Lusi utilizzava in Abruzzo. Cene in ristoranti di lusso, campagne elettorali faraoniche, iniziative e gazebi per le primarie organizzati con un sacco di disponibilità economica.
Insomma, viene pian piano fuori che l'ex tesoriere della Margherita - certo, se tutto questo viene confermato (e i magistrati dovranno verificare la cosa con estrema cura) - con quei soldi rubati ai rimborsi elettorali non ci comprava solo
la casetta in Canadà. Ma ci finanziava il proprio sistema di potere locale, funzionale a garantirgli il seggio al Senato. Con il tacito consenso di almeno una parte di quelli che siedono ai vertici nazionali del Partito Democratico, e che informati dai quadri del partito abbruzzese avrebbero chiuso un occhio sulle incredibili risorse di cui Lusi poteva disporre sul territorio.
Questa è una storia che provoca disgusto, sopratutto in chi, come me, milita nel PD perchè crede davvero che un'altra politca sia possibile. E hai voglia a ricordare che il nostro è l'unico partito che ha il bilancio certificato, controllato da un organismo terzo, e pubblicato online sul proprio sito (dunque
consultabile da chiunque voglia farlo).
Non basta. Serve che la magistratura vada a fondo, ed è necessario che i media tengano i loro riflettori accesi su tutta questa vicenda. Il mio partito non può sperare di cavarsela con la storia dell'isolata mela marcia. Con la replica in salsa post-democristiana del Compagno G che si accolla l'intera responsabilità per proteggere i capi. Deve venire fuori tutto. Ed in fretta, se possibile. Lo si deve a noi centinaia di migliaia di militanti che per il PD spendiamo tempo, risorse, impegno e passione. E lo si deve ai milioni di elettori che non ne possono più di uno schifo simile.
politica lusi
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Alessandro Fiorenza il 3/2/2012 alle 17:30 | |